They/Them: tornare al corpo, senza genere | La prima uscita di "Intima Natura"
La founder di Narrative Queer sceglie di condividere quanto di più significativo e relativo all'identità di genere ha vissuto in rapporto al movimento libero e alla danza terapia.
Un’esperienza incarnata attraverso la danza sensibile®
48h e 24h prima della mia partecipazione ad un seminario in danza sensibile® all’interno del mio percorso accademico in Arts Therapies, ero in preda al panico.
Stavo quasi per sabotarlo.
Nel mio immaginario, la parola danza attivava una serie di condizionamenti profondi legati a questa disciplina e, più in generale, al mio rapporto non del tutto pacificato con il movimento libero.
In passato ho a lungo interiorizzato l’idea che il mio movimento dovesse necessariamente essere “femminile”, secondo caratteristiche culturalmente codificate.
Caratteristiche che, per me, sono da sempre state fonte di forte disagio.
La ricerca della “sensualità”, ha rappresentato per anni un territorio di pressione che è riemerso proprio nel momento in cui il mio cervello si è perso nella parolina “danza” dimenticando che questa fosse accompagnata da “sensibile”.
La mente fa “brutti scherzi”.
Mentre continuavo a sentire quel blocco, ho provato a scendere in profondità per ascoltare cosa la paura volesse davvero comunicarmi.
Il blocco era netto, dall’ombelico in giù.
Eppure, proprio quel punto di chiusura sembrava chiedermi l’opposto: di attraversare, di non sottrarmi, di esserci, e per la prima volta - fluire.
L’intima natura è stata il mio centro
Ho partecipato.
Ed è stata, senza retorica, una delle scelte più rispettose che potessi fare verso me stessə e verso chi, come me, ha sempre vissuto il corpo con troppo “controllo”.
Al seminario non mi si chiedeva di essere donna, di essere uomo, di essere femminile, di essere seducente: non c’era alcuna performance.
Non c’era giudizio.
Ed è accaduto qualcosa di inatteso: per un istante, essere natura ha significato varcare uno spazio sicuro in cui poter fluire lontano dal genere come obbligo, dalle categorie come gabbia, dalle etichette come destino.
E da lì, qualcosa ha iniziato a riallinearsi.
Biografia di Giulia
Giulia Liotta nasce il 19 novembre 1992 a Siracusa, tra le più soleggiate città della Sicilia, dal caratteristico odore di salsedine.
A 18 anni si trasferisce a Pavia, dove consegue la laurea in “Comunicazione, Innovazione e Multimedialità”, specializzandosi poi a Napoli in Grafica e Marketing digitale.
Un percorso che, pur fornendole strumenti progettuali e comunicativi solidi, non risponde pienamente alla sua sensibilità verso i temi della cura e dell’indagine sociale.
Prosegue la formazione a Bologna con una magistrale in “Sociologia e Ricerca Sociale”, approfondendo i gender studies attraverso una tesi dal titolo “La città women friendly”.
Parallelamente lavora nel marketing digitale all’interno di agenzie, mantenendo attivo un percorso di scrittura e divulgazione orientato ai temi dell’identità e del doppio stigma.
Da questa traiettoria nasce Narrative Queer, di cui oggi è Founder e Art Director.
Oggi lavora come freelance nei settori healthcare, discipline olistiche e cultura e riattraversa la sociologia attraverso un Master in Arts Therapies.
Supporta Narrative Queer
La rubrica fa parte di Narrative Queer, un progetto indipendente nato dal desiderio di coltivare benessere psicologico e senso di comunità attraverso la condivisione di esperienze non normative.





