5 domande e risposte all'autrice di "Icaro" il secondo romanzo in newsletter di NQ
Tutto quello che c'è da sapere su "Icaro" – il romanzo breve scritto da Giuditta (pseudonimo utilizzato da Giulia, Founder di Narrative Queer) spiegato dall'autrice.
L’intervista a Giuditta (Giulia – Founder di NQ)
Come nasce Icaro?
Il romanzo “Icaro: correvo per non fermarmi mai a guardare” è decisamente molto più recente rispetto a “Ghiacciai: quando l’anima si desta ad un incontro”.
L’ho scritto in un momento critico della mia vita, segnata da una fase acuta di burnout che ha finito per logorare non solo la relazione che vivevo allora, ma anche il rapporto con il mio corpo che ha visto aumentare il proprio peso di +30 kg.
Cosa cambia rispetto a “Ghiacciai”?
È un romanzo totalmente diverso rispetto il primo: sia nello stile che definirei più “diaristico” che nella struttura e nella complessità della storia, più in generale.
Ha soltanto dieci capitoli, ma paradossalmente porta con sé una profondità maggiore rispetto a Ghiacciai che ne ha visti pubblicati diciassette.
La trama è ridotta all’essenziale: non ci sono veri intrecci narrativi, ma flussi di coscienza che scorrono veloci per depositarsi sul corpo, la psiche e l’anima.
Ci parli dei personaggi principali?
La protagonista di Icaro è Giada, una giovane donna segnata da un incidente improvviso che l’ha costretta a portare il peso di una “protesi”.
Da quell’evento tragico (di cui non si narrerà volutamente nulla) nascerà in lei una profonda interrogazione sul corpo, sulle barriere architettoniche della sua città – Bologna – ma anche una nuova consapevolezza sull’amore e sulla cura.
Altro personaggio chiave è quello di Verdiana – una ragazza solitaria ed estremamente indipendente che percorre la città di Bologna facendo la dog sitter.
Le due, lo vedremo nel corso dei capitoli, condividono un grande vuoto – emotivo e psichico – ma si muovono in direzioni opposte: Giada ha dovuto smettere di correre, Verdiana invece non si concede mai di rallentare.
Il loro incontro diventerà allora un punto di svolta concreta: l’occasione per guardarsi davvero, aprirsi e scegliersi.
C’è stata un evoluzione personale rispetto al primo?
Decisamente, si, c’è.
Il primo romanzo – seppur con un evoluzione dei personaggi molto importante all’interno – descrive di capitolo in capitolo principalmente le dinamiche di “evitamento” di Claudia.
L’amore in “Ghiacciai” non è da subito vissuto ma temuto, fuggito, a tratti represso da Claudia stessa.
In Icaro, invece, queste resistenze non esistono più. L’amore arriva quando il cuore è pronto ad accoglierlo, e l’evoluzione sta tutta qui: nell’incontro che non spaventa, ma si apre con una fiducia cieca al tempismo e agli incontri che “illuminano”.
Incontrare una persona, accorgersi – sciogliere le barriere, aprire le braccia.
Quanto c’è di autobiografico?
Anche in questo romanzo breve le emozioni descritte e indagate attraverso la scrittura sono in parte autobiografiche.
L’arteterapia ha sempre una sua funzione, specialmente quella fotografica nell’andare più a fondo tali emozioni.
Il disagio che Giada descrive a parole nei confronti del cambiamento del suo corpo (ovviamente in modi legittimamente diversissimi) è quello vissuto durante il burnout che ha trasformato il mio – e che non ho accettato per molto molto tempo.
Perdere la “presenza” sul “corpo” è stata una ferita che mi ha accompagnata per diverso tempo, perché se la salute mentale sono riuscita a “riprenderla” attraverso la mia psicologa il rapporto con il corpo ho dovuto affrontarlo con molta più pazienza.
Anche se non ho (ancora) recuperato del tutto la mia forma, non ho più disagio.
Quella che mi sembrava una condizione “irreversibile” mi ha insegnato qualcosa di essenziale: che è importante amarsi ogni giorno, non soltanto quando ci piacciamo.
Lì cambia tutto.
«La fotografia è l’unico posto dove non devo muovermi: posso scegliere io cosa inquadrare, decidere io quando scattare, quando far durare un attimo più del necessario. Mi piace fotografare cose che non si muovono: portoni chiusi, sedie immobili, bicchieri a metà.»
Un piccolo estratto dalle parole di Giada – protagonista di Icaro.










