#6 Lasciatemi perdere: sono una donna grassa che è dimagrita ma è pur sempre grassa - la sesta uscita "Extralarge" di Nina Lambarelli su NQ
#6 Lasciatemi perdere
Sono una donna grassa che è dimagrita ma è pur sempre grassa.
Andiamo con ordine.
Sono una donna grassa e sono stata una bambina grassa.
Un’identità che ti si attacca addosso come il colore di capelli, e lo rivendico.
Sono occhi verdi, capelli blu e una bella pancia piena.
A dieci anni pesavo 60 kg, a quattordici ne pesavo 80, a diciotto 104. A ventun anni di nuovo 80 kg, ed è strano pensare come in questa fase io mi sentissi largamente meglio di quanto avessi mai fatto a quattordici anni.
Il dimagrimento è una delle cose che più vengono glorificate in questo periodo: vedo spesso reels, spot, film, libri di persone che hanno costruito la propria carriera sul percorso di dimagrimento.
Sostengo il loro merito di autogratificazione e il desiderio di esporlo come un traguardo
lo è, senza dubbio.
Io sono una donna grassa o curvy o in carne, insomma tutto ciò che la nutrizionista che ho visto fino a due anni fa avrebbe scientificamente definito “obesa”, a fronte di quella lontanissima chimera chiamata “pesoforma”
che potrebbe essere l’abbreviazione di pesoformamagra, perché con i trenta chili in meno richiesti, io sarei di fatto magra.
La gratificazione del dimagrire è un diritto sacrosanto che però molto spesso causa il terrore del reingrassare.
Quando si riceve il tanto aspettato:
“Ti vedo in forma! Sei dimagrita?”, sembra un Sacro Graal irrinunciabile.
Le persone si complimentano all’inizio e poi si aspettano che tu rimanga così, altrimenti l’incantesimo si spezzerà.
Allora io potrei essere un equilibrista sulla fune appesa tra i palazzi di Bologna.
Se vado avanti o indietro va bene, basta che rimanga in equilibrio.
Se vado a destra o sinistra, cado nel vuoto.
Non è facile tenere traccia però di ogni possibile movimento, e intanto c’è l’aria fredda e il sole cocente mi batte in testa.
Allora sono Meursault sulla spiaggia e devo decidere se sparare o correre via, ma gli stimoli mi accecano e nulla di tutto questo è davvero importante.
Allora sono ad un aperitivo e la cameriera mi chiede cosa voglio ordinare.
Esito.
Ho voglia di uno spritz.
Cristo, se ho voglia di uno spritz.
Mi rendo conto che è una voglia capitalista, bolognese, radical chic, ma accomuna la mia voglia di zuccheri, fresco, alcool e non c’è niente di meglio che fumare buttando giù ghiaccio e colorante in certi giorni di primavera.
Si parla di guerre lontane, di catastrofi naturali e di ignoranti e si ripete: “No guarda, che schifo tutto” mentre chiudiamo gli occhi al sole dei Giardini Margherita.
“Posso dire una cosa cattiva?”
“Certo amo, spara”
“La Chiara, com’è cambiata”
“Eh sai, è la pancetta dell’amore”
Si, la pancetta dell’amore, anche io la sto mettendo su: te lo direi ma forse mi vergogno.
Non so dove abbia sentito questo termine o se l’abbia pensato da sola, ma so che esiste.
Quando ci si innamora, ci si lascia andare, perché dimagrire lo si fa per noi stessǝ, di certo, ma tanto spesso si perde il focus se c’è una bella persona che ci porta a cena fuori.
Insomma, la cena preparata per una non ha un grande sapore, ma in due ci facciamo i brunch e le colazioni.
Si lega col cibo perché è sempre sinonimo d’amore.
Come faccio a dire no se mi lasci la pasta al forno calda quando rientro da lavoro?
Come faccio a dirti: “pensavo di farmi un’insalata”?
Non lo faccio, ed ecco la pancetta dell’amore, ed ecco che subito:
“Certo, è felice capisco, ma ha ripreso tutto quello che aveva perso, peccato”
Un peccato che tutti i soldi della nutrizionista se ne vadano via, che tutto quel tempo sprecato a rifiutare i drink e le paste al forno, a dire “per me no, grazie” con una spina nel cuore, per poi ogni giorno ricontrollare i risultati e postare una foto di come quel jeans che avevi comprato senza provare, ora ti entra e ti va perfino largo.
A me, quel jeans, non va più.
Ne soffro e penso che ho perso.
Mi sono spostata di lato e ho perso l’equilibrio, ho sparato sulla spiaggia solo perché il sole mi batteva in testa e come qualsiasi altra persona occidentale di media ricchezza, voglio lo spritz.
Perché non fa male a nessunǝ, se non all’immagine della donna di successo che ha intrapreso un percorso liberandosi di sé stessa e di quella pancia ingombrante.
Allora lasciatemi perdere.
Lasciatemi perdere quando l’unica cosa che non riesco a fare è perdere peso.
Lasciatemi perdere la spinta, la voglia, la perseveranza e poi, se voglio, i chili, ma senza fretta, senza pensare che è un peccato, perché già me lo dico da sola quando devo comprare dei nuovi vestiti.
Dovremmo forse, istituire la gratificazione del metter su la pancetta dell’amore, di provare nuove forme o tornare a quelle vecchie, che forse ci vorrebbe rivivere i quattordici anni dicendosi che quel peso non è un problema.
Forse funziona anche se ce lo diciamo ora; puoi reingrassare, puoi prendere e non perdere, ti lasceremo stare.
Allora sì, prendo uno spritz, per favore.
Biografia di Nina
Nina Lambarelli nasce il 7 giugno 2000 nella periferia est di Roma ed è una poetessa performativa emergente.
Il suo primo spettacolo “A mille ce n’è” vince nel 2023 gli Awards TedXSapienzaU per poi salire sul palco dello stesso main event.
Da quel momento entra nel mondo del Poetry Slam arrivando in finale regionale Emilia Romagna e Lazio 2024.
In quello stesso periodo co-fonda un collettivo di poesia performativa chiamato “Supernovae - Collisioni Poetiche” con il quale organizza eventi e workshops e nel 2025 organizza eventi di poetry slam nel duo “Frana” con l’attrice e drammaturga Francesca Lepiane.
Supporta Narrative Queer
La rubrica fa parte di Narrative Queer, un progetto indipendente nato dal desiderio di coltivare benessere psicologico e senso di comunità attraverso la condivisione di esperienze non normative.





