5 domande e risposte all'autrice di "Ghiacciai" e Founder di Narrative Queer.
Tutto quello che c'è da sapere su "Ghiacciai" – il romanzo crossmediale di Narrative Queer, spiegato dall'autrice + una domanda bonus.
L’intervista a Giuditta (Giulia – Founder di NQ)
Come nasce Ghiacciai?
Il romanzo nasce molti anni fa. È stato scritto in un momento in cui la mia ex compagna era partita per un periodo di ricerca all’estero ed io ero rimasta sola a Bologna. Ricordo che per le prime due settimane non ho fatto altro, all’epoca non lavoravo e potevo farlo. Tuttavia, poi ho interrotto bruscamente la scrittura, probabilmente aveva assolto il suo compito.
Hai scritto in momenti diversi: è il tuo approccio alla scrittura?
Con il tempo mi sono resa conto che il mio approccio alla scrittura è più terapeutico che creativo. Intraprendere un percorso psicologico mi è servito molto a capire il mio rapporto con lo scrivere. Non a caso, ho ripreso in mano la bozza di “Ghiacciai” dopo qualche anno, e sempre in un momento di “rottura”. Avevo concluso una relazione e mi sono ritrovata in pieno agosto, in ferie. Tornare a scrivere mi è servito, anche perché poi in una settimana l’ho terminato.
Quando hai iniziato a scrivere e perché?
Ho iniziato a scrivere alle medie, e in un certo senso è anche il motivo per cui ho lanciato Narrative Queer.
Avevo circa 12-13 anni, era il 2005-2006, e in quel periodo la rappresentazione del mondo LGBTQIA+ era quasi inesistente. Non c’erano i social e, se vivevi in una realtà come la Sicilia di quegli anni, era anche peggio. Fino a quando in classe non iniziò a girare la voce che due ragazze della terza (io ero in seconda media ancora) stessero insieme. Per me arrivare a quella voce di corridoio è stata una svolta, letteralmente.
Da quel momento, ho iniziato a scrivere storie di donne e non ho mai smesso. In un certo senso, la rappresentazione LGBTQIA+ me la sono costruita da sola, attraverso i miei racconti e romanzi brevi. Oggi ho dato vita a Narrative Queer perché è qualcosa che avrei voluto ci fosse nel mio percorso passato.
Quale personaggio ti somiglia di più?
Diciamo che i tre personaggi principali: Claudia, Arianna e Matt sono un condensato della mia persona. In ciascuno di loro c’è una parte più o meno importante di me. Ho traslato in Claudia la paura di perdere il controllo, o meglio, la tendenza a controllare tutto, e questo genera in lei molte dinamiche di autosabotaggio. Ho translato in Arianna la parte istintiva, che è un po’ un controsenso, se vogliamo, rispetto all’estremo autocontrollo di Claudia. Sicuramente queste due figure corrispondono a due aspetti opposti della mia persona che in Arianna si traducono in coraggio e voglia di rischiare. Per quanto riguarda Matt, è una persona terza in me, è quello che vorrei essere e che ancora non sono completamente. È un personaggio equilibrato che tende sempre al bene e che non ha paura ne timore ad esporsi. È un personaggio che fa da collante tra tutti quelli che troverete nel romanzo. Credo molto in lui.
Quanto c’è di autobiografico?
Questa è una bella domanda. Se vogliamo concentrarci sull’aspetto psicologico ed emotivo, c’è tutto di autobiografico. Diversamente dalla storia che invece non è autobiografica, tranne per quanto riguarda Arianna e il rapporto con la famiglia. Altra eccezione, quella dei luoghi che hanno ispirato il romanzo, sono reali e questo romanzo è nato a Bologna e ha Bologna come luogo principale. Anche se, vi svelo che ci sarà un viaggio di Claudia e Arianna ad Amsterdam.
Domanda bonus: come è nato lo pseudonimo “Giuditta”?
Allo pseudonimo sono arrivata il 13 Maggio 2023 o meglio, lui ha trovato me. È una storia molto carina da raccontare anche perché c’avevo scritto a riguardo.
Ero ai Giardini Margherita stesa sul prato che leggevo “Momenti di trascurabile felicità“ di Francesco Piccolo, quando ad un tratto vedo un cane raggiungermi. In lontananza sento il padrone chiamare il cane “Durgā”, “Durgā”. Ho conosciuto Luciano, il padrone di Durgā che mi ha chiesto il nome e poi ha iniziato a parlarmi di Giuditta, Judith, Yehudit. E a parlarmi del significato di Durgā – che altro non è che l'incarnazione dell'energia creativa femminile (Shakti).
Fu in quel momento che Luciano mi diede questo nome spirituale e che utilizzerò per scrivere, ancora e ancora.
Non so se mi abbia trovata prima Durgā, la Madre Divina o energia creativa femminile o ancora Shakti, ovvero il Cane. O se invece sia stato Luciano a condurre Durgā fin qui, giusto il tempo di meditare sull’importanza delle parole, sul Nome e sui Destini. Giusto il tempo di trasformare Giulia in Judith, o meglio in Yehudit. Giusto il tempo non lineare per prendere coscienza del fatto che – anche solo 5 minuti possono aggiungere senso, svelare, trasformare per tutta una vita.










