#4 L'ora di ginnastica: sentirsi "ancora" la persona più grassa della stanza - la quarta uscita "Extralarge" di Nina Lambarelli
Quante volte ci ritroviamo a pensare a quella "fantomatica" ora di ginnastica? Quella in cui dovevi muoverti allo stesso modo, occupare lo stesso spazio, non un poco in più non in meno all'altrǝ.
#4 L’ora di ginnastica
Ricordi la fantomatica ora di ginnastica? Io non l’ho mai lasciata andare.
Pensando al rapporto tra le persone grasse e la palestra, immaginavo uno scenario in cui ognunǝ di noi se ne stava sedutǝ in panchina a guardare chi giocava.
Ho pensato poi che questa narrazione l’ho vista sinceramente solo nei film americani (o spesso anche italiani) mentre la realtà è sempre stata ben diversa, alle volte.
Non ho mai visto una persona grassa stare immobile in un angolo.
Ho sempre visto persone che facevano parte dell’attività svolta in modo esattamente uguale a tutte le altre; c’era chi riusciva, chi aveva difficoltà, chi scappava a fumare e chi se ne fregava degli sguardi.
L’unica cosa che ci ha sempre accumunatǝ tuttǝ, però, è la profonda e vibrante consapevolezza di essere la persona più grassa della stanza.
Quante volte è stato così per te?
Gli scenari sono due:
Sarai incapace e diranno che è ovvio e coerente con il tuo personaggio; Rebel Wilson prima di passare da Fat Amy a Fit Amy.
Sarai capace e si stupiranno dicendo cose come “non sembra ma è bravǝ”.
Per poi continuare a disgustarsi di come il grasso si muove seguendo i tuoi sorprendentemente agili salti.
Insomma, si sceglie tra una triste ma comoda dimensione di stereotipicǝ “grassǝ alla panchina” o una forte e scomoda identità attiva che verrà bombardata a più non posso.
L’unica certezza è l’evidenza della tua forma fisica.
Io sono sempre stata altalenante, nel senso che mi spingevo avanti e indietro nel terrore che l’altalena si spezzasse sotto i miei 100 kg da un momento all’altro.
Che vergogna, quella.
Ricordo chiaramente un momento del liceo in cui delle compagne risero vedendo il mio “didietro” esposto al sole dal pantalone traslucido mentre correvo in cortile.
Non ho mai capito su cosa fosse basata la gag; nudità o grasso, o forse la vergogna di esporre il grasso alla nudità.
Grasso nudo, grasse risate.
Questo conferma come l’esporsi, il muoversi, il dire: “Ehy! Anche io ho un corpo!”, ovvero il banalissimo esistere nello spazio, arrechi fastidio a chi non lo ha mai percepito come una necessità.
Farò coming out
Mi infastidiscono le persone a cui gli sport vengono facili.
Da adulta è imbarazzante pensarlo perché le persone adulte vengono rispettate e, salvo situazioni particolarmente becere, nessunǝ ti ride dietro mentre corri.
Il problema è che le risate viaggiano nel tempo.
Tutto scorre o forse tutto corre ed io ancora non ho lasciato andare l’ora di ginnastica in cui sentivo evidente la mia massa grassa.
Ho scelto uno sport di magre, l’acrobatica.
Forse perché restare in equilibrio sollevandosi è una cosa che credevo non sarei mai riuscita a fare, perciò mi da delle belle soddisfazioni.
Fatto sta che mi ritrovo spesso circondata da donne magre e capaci, snelle, veloci e gentilissime, alle quali non augurerei mai alcun male.
Eppure, quando vedo come sono brave, mi sento male.
Mi sento male perché io continuo a correre più lentamente di loro e sento delle risate senza volto che ripetono: “Ma che ci provi a fare, solo per dare spettacolo” mentre quelle stesse donne mi sorridono e mi dicono: “Guarda che ci sei quasi, brava!”.
Incitandomi alle volte a salire su un trapezio che è una piccola asta legata a due corde e ripenso a quando al parco, alle elementari, le altalene cigolavano mostruosamente al mio turno di salirci e mi sembrava una specie di fischio, un eco, un urlo che ripete:
“SEI LA PIÙ GRASSA DELLA STANZA”
Che poi chissà che male c’è… a esserlo, dico.
Forse perché quando si rompe un’altalena con il proprio “didietro”, ci si rende conto che il mondo non è fatto a misura di ogni corpo.
Questo mi ricorda il famoso detto: “Se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, quello passerà tutta la vita a credersi stupido”.
Abbiamo passato la vita a salire su altalene troppo strette, a sentirci Extra rispetto alla taglia standard, perciò abbiamo fatto il doppio della fatica per andare avanti in un mondo davvero poco accessibile.
Noi siamo i pesci e lo sport è un mare che da fuori sembra un albero.
Per imparare a nuotare devi solo scardinare dalla mente tutto ciò che hanno preteso di insegnarti sulle tue capacità atletiche.
Tu sai cosa sei capace di fare.
Per questo sono fiera di me quando riesco e lo sono anche quando soltanto ci provo.
Quando una persona grassa ci prova o ci riesce o eccelle, sarà sempre consapevole che non ha il tipo di corpo che ci si aspetta ma che ha anche sviluppato un cuore d’acciaio che non ascolta le risate ma solo ciò che viene da dentro.
Sarà perché ha imparato a pensare: sono la più grassa della stanza, e menomale.
Biografia di Nina
Nina Lambarelli nasce il 7 giugno 2000 nella periferia est di Roma ed è una poetessa performativa emergente.
Il suo primo spettacolo “A mille ce n’è” vince nel 2023 gli Awards TedXSapienzaU per poi salire sul palco dello stesso main event.
Da quel momento entra nel mondo del Poetry Slam arrivando in finale regionale Emilia Romagna e Lazio 2024.
In quello stesso periodo co-fonda un collettivo di poesia performativa chiamato “Supernovae - Collisioni Poetiche” con il quale organizza eventi e workshops e nel 2025 organizza eventi di poetry slam nel duo “Frana” con l’attrice e drammaturga Francesca Lepiane.
Il commento di Giulia – Founder di NQ
Nina riesce a farmi “tuffare” nei ricordi scomodi. Per me non era tanto l’ora di ginnastica in sé, quanto “il momento delle capriole” o gli esercizi alla cavallina. Arrivavano quei momenti lì in cui – se potevo – fuggivo, perché al mio corpo in sovrappeso proprio quelle “capriole” e quel salto della fantomatica “cavallina” facevano paura.
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La rubrica fa parte di Narrative Queer, un progetto indipendente nato dal desiderio di coltivare benessere psicologico e senso di comunità attraverso la condivisione di esperienze non normative.






