#3 Simona - un'intervista tratta dalla rubrica "Senza Pensieri" di Celeste Miraka su NQ
Quando Simona taglia i capelli non si definisce già una donna lesbica. Il suo percorso identitario passa attraverso dei cambiamenti ma non per questo arriva in quello stesso momento.
L’intervista di Celeste in questa terza uscita
#3 - Simona
Simona è una donna lesbica, figlia del mare che bagna il sud dell’Italia, viaggiatrice tra le onde e le nuvole. Ha raggiunto diverse città estere e ha scelto Roma, precisamente Roma Est, per gettare le sue radici in continuo movimento, dove vive da un po’ di anni in una casa accogliente che rende le bianche pareti spazi politici e di lotta.
Simona racconta di non aver mai dato valore ai suoi capelli, nonostante ciò, come è successo a molte di noi, durante l’adolescenza si è ritrovata a doversi scontrare con le varie bolle sociali che si creano e ad iniziare a capire di quale di queste voler far parte.
Simona facendo una lettura identitaria globale e generale racconta di quando ancora non aveva iniziato un suo percorso identitario e la sua ricerca di appartenere ad uno status sociale specifico passava attraverso lo stile dei suoi capelli: portandoli molto lisci, molto lunghi, decentrando completamente la sua persona e il suo volere, ad un gesto di affiliazione alla “moda” di quel preciso periodo storico-sociale.
Per Simona, questa conformità era, seppur nel suo disagio, un lascia passare, serviva per sentirsi parte di qualcosa.
Il primo passo verso la sua rivendicazione personale è arrivato nel momento in cui:
«Ho iniziato a fregarmene dei miei capelli».
Simona a questo punto racconta di non dare più molto spazio alla cura dei capelli, al loro essere sporchi o puliti, raccolti oppure lasciati sciolti.
Anche in questa nuova fase, però, Simona crea uno stile dei suoi capelli che si ripete, che diventa l’acconciatura che ci fa sentire a nostro agio e che quindi tendiamo sempre a scegliere.
In questo caso specifico era portare i capelli legati a metà, quindi raccogliere solo la parte anteriore in un piccolo “stuppino”, e lasciare libera la restante parte della chioma.
La rivendicazione più grande Simona l’ha raggiunta quando ha tagliato i suoi capelli, «un taglio netto».
Questo taglio avviene in un momento in cui Simona stava attraversando una conoscenza identitaria di sé molto forte e in quel momento ha iniziato a sentirsi bene, molto bene, rendendosi conto allo stesso tempo, che con quel taglio di capelli agli occhi delle altre persone poteva essere inscritta in un preciso orientamento sessuale.
Se una donna ha i capelli corti, allora è lesbica, secondo l’occhio che segue un canone sociale.
Quando ha iniziato a sentire che portare i capelli corti poteva far si che lei fosse identificata, al primo sguardo e soltanto tramite i capelli, come una donna lesbica, ha iniziato a sentire un’altra contraddizione: da un lato la ricerca di essere riconoscibile in un determinato orientamento sessuale - come donna lesbica - consapevole che quel taglio di capelli in quel caso aiutava, e dall’altro lato rifiutare l’idea che i capelli in quel momento potessero spingere le persone a pensare che solo per quel dettaglio estetico fosse lesbica.
Rifiutare, quindi, l’idea che ciò che poteva aiutare a sentirsi parte di una comunità specifica creava, al tempo stesso, uno stereotipo che andava a sviluppare una storia unica, all’interno della quale non sono ammesse sfumature.
Quando Simona taglia i capelli non si definisce già una donna lesbica.
Il percorso identitario passa attraverso una serie di atteggiamenti, di cambiamenti, anche estetici, così come attraverso il taglio stesso dei capelli ma non per questo arriva nello stesso momento.
Ad oggi, anni dopo questo “taglio netto” di capelli e l’inizio del percorso identitario, Simona sente questa contraddizione con una consapevolezza differente.
Ad oggi, ricerca molto di più una rivendicazione attraverso i capelli.
Ricerca un tratto distintivo ipotetico attraverso il quale venga iscritta nella società come donna lesbica, consapevole che non dovrebbe esistere necessariamente un tratto distintivo che, deciso dall’occhio sociale, determini di conseguenza l’orientamento sessuale di una persona.
Questo tratto distintivo Simona lo ricerca sia per attrarre con più facilità persone che possano interessarle su più vari livelli, affettivo, sessuale, amicale etc, e sia per rendere quella sua identità visibile senza doverla per forza esplicitare.
Quest’ultimo pensiero, ovviamente, come dice Simona, porta le persone a scontrarsi con il loro bagaglio di stereotipi.
Un’ulteriore contraddizione che Simona sente è quella che si crea all’interno delle “bolle”, in questo caso la bolla lesbica, all’interno della quale si cade nello stereotipo e viene considerata “donna lesbica” solo colei che è riconoscibile attraverso una serie di elementi specifici, e uno di questi può essere il taglio di capelli molto corto.
«Non sei abbastanza lesbica se non hai dei tratti estetici altrettanto specifici o se hai i capelli troppo lunghi e troppo curati».
Anche all’interno di queste bolle Simona si definisce un pendolo in continua oscillazione tra il disagio e l’eccitazione, che però definisce quasi feticizzante della sua persona.
Per quanto riguarda il modo in cui spesso veniamo viste dalle altre persone Simona afferma di provare fastidio nel momento in cui ci si aspetta da lei una determinata scelta estetica dal momento che appartiene al mondo lesbico:
«Per scegliere il taglio di capelli che vuoi farti dovresti pensare a quale tipo di lesbica vorresti assomigliare».
Simona si chiede, dunque, quale può essere il fine di questa aspettativa che un occhio esterno può avere nei suoi confronti.
Il fastidio per Simona arriva anche quando i suoi capelli, che ora porta lunghi, deviano l’idea dell’occhio che osserva e viene inscritta, per quel tratto estetico, nel mondo etero.
Al momento Simona ha, inoltre, notato questo dettaglio: «avendo i capelli di nuovo molto lunghi, nel momento in cui li asciugo di fretta, li lascio “scombinati”, più tendenti al riccio, allora ancora sono inscrivibile nel mondo lesbico. Invece, se tendo a lisciarli maggiormente allora per chi osserva divento la versione etero di me stessa».
Simona rivela di “usare” i capelli lunghi anche per proteggersi, come una sorta di mantello all’interno del quale nascondersi, dall’imbarazzo, dalla vergogna, e per evitare più facilmente il concetto di “bruttezza” con se stessa.
Simona pensa che tutto questo osservare e compiere delle considerazioni affidandosi solo a conoscenze stereotipate comporta nient’altro che un carico di responsabilità che vengono gettate sul soggetto osservato, che deve poi per forza capire cosa fare e come convivere con i proprio capelli.
La decisione di tagliare i capelli, seppure avviene perché quel processo di vestizione può aiutarci a “sentirci più lesbiche”, deve essere una scelta solo nostra.
Il modo in cui si sceglie di portare i capelli non è mai casuale ma è una scelta personale che può diventare una scelta politica.
La testa di Simona è politica, I capelli di Simona sono politici.
Il corpo di Simona è politico.
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La rubrica fa parte di Narrative Queer, un progetto indipendente nato dal desiderio di coltivare benessere psicologico e senso di comunità attraverso la condivisione di esperienze non normative.









