#1 Viola - un'intervista tratta dalla rubrica "Senza Pensieri" di Celeste Miraka su NQ
Viola rivendica il diritto di essere femme e lesbica, anche quando gli stereotipi provano a dirle che non è “abbastanza queer”. Leggi la prima intervista di Celeste!
L’intervista di Celeste in questa prima uscita
#1 - Viola
Viola è una donna del sud, le sue radici sono acquatiche, modellate dalle onde del mare, a metà tra Ischia e Marzamemi, cresciuta però nell’immensità di Roma, dove ancora adesso risiede. Viola si definisce bisessuale tendenzialmente “omoromantica”, non essendo riuscita a creare, finora, legami romantici duraturi con gli uomini.
Per Viola i capelli sono il tratto più bello di una persona e rivela subito di avere una sorta di fetish per i capelli, «i capelli per me sono la vita, mi è capitato di frequentare delle ragazze che esteticamente non mi piacevano molto ma avevano dei capelli che potevano essere patrimonio dell’Unesco».
Viola tiene molto ai suoi capelli, li cura tantissimo, si impegna affinché siano sempre fluenti, lunghi, sexy, di un colore che le si addice perfettamente alla pelle, mai crespi, con onde perfette, morbide e lucenti.
Viola, però, rivela di vivere un forte dualismo che definisce «una lotta intestina»: lei ama i capelli lunghi e curati ma , al tempo stesso, si rende conto di non riuscire a comunicare, per colpa della sua fluente chioma, il suo orientamento sessuale.
Questo succede perché l’occhio che osserva ha dentro di se un bagaglio fatto di stereotipi, creati dalla norma sociale, che ha diffuso la storia unica secondo la quale la donna lesbica è colei che ha i capelli corti e un determinato stile, sicuro non tendente a quello che per la moda canonica è associato al “femminile”.
«Io vorrei essere un casino più androgina» dice Viola raccontando del momento in cui, quando frequentava il liceo ha tagliato i capelli cortissimi.
La storia di Viola
Viola sa di essere lesbica, inconsciamente dentro di sé, da quando è nata.
Le prime “cotte” le ha avute per le bambine che erano all’asilo con lei, al coro ecc, fino al momento in cui ha conosciuto Angelina Jolie sugli schermi, per la quale ha subito provato un’attrazione fortissima «lei mi ha fatto diventare super lesbica».
Il percorso identitario verso il suo orientamento sessuale è passato attraverso un processo di vestizione che ha avuto come protagonisti proprio i capelli, che Viola ha tagliato cortissimi non appena ha iniziato a comprendere la sua omosessualità, e li ha portati così per dieci anni.
Viola taglia i capelli e inizia a vivere davvero, innamorandosi delle prime ragazze, avendo con loro le prime esperienze.
Liberarsi di quella lunga chioma è stato come liberarsi di una maschera che, una volta caduta, le ha permesso finalmente di vivere.
Con quel taglio corto di capelli Viola ostentava la sua omosessualità e ci riusciva, attraendo molte ragazze.
Al contrario, quando i suoi capelli sono ricresciuti ha attratto molti più ragazzi.
Nonostante questo Viola sentiva che mancava qualcosa. Quel taglio di capelli le aveva permesso di affermarsi come donna lesbica all’interno degli spazi che attraversava, di attrarre persone che le piacevano, ma non si sentiva ancora se stessa.
La sua vera natura era quella fluente e lunga chioma a cui aveva rinunciato.
«Anche se sembro uno scaricatore di porto, mi siedo sempre con le gambe aperte, sono una lesbica Femme, e quei capelli corti non mi rispecchiavano»
Viola in questo presente è ritornata a portare fieramente i sui capelli lunghi e ondulati, che la fanno sentire se stessa: ciò che vuole essere davvero, come vuole attraversare gli spazi.
Anche se – quel dualismo è ancora vivo dentro di sé.
Da un lato vuole, quindi, sentirsi se stessa e assecondare questa sua passione per i capelli lunghi e estremamente curati e dall’altra vorrebbe ci fosse più androginia nel suo corpo e nel suo stile per poter comunicare il suo orientamento sessuale senza doverlo per forza esplicitare o senza doversi ritrovare a sentire affermazioni del tipo «non l’avrei mai detto che tu fossi lesbica, sembri molto etero», che provengono principalmente dalla bocca di uomini, ma anche di alcune donne etero.
Per Viola i capelli hanno un peso importante nell’affermazione dell’identità di una persona, così come nel suo atteggiamento in un determinato momento.
Lo stereotipo della donna lesbica con i capelli corti e, di conseguenza, della donna etero con i capelli lunghi, è una storia unica che si è diffusa anche all’interno della stessa “bolla lesbica”, dove anche qui molte volte si creano delle discriminazioni basate proprio su una questione puramente estetica.
Viola racconta di un’esperienza molto forte avvenuta all’interno di un gruppo di donne lesbiche, in cui lei era l’unica a portare i suoi capelli lunghi e curati, a mettere il rossetto, e a ostentare altri tratti estetici che canonicamente si tende ad associare solo ad una donna etero o comunque ad una donna vittima della femminilità imposta.
«Io sono stata bullizzata da un gruppo di lesbiche» che non erano mai state con uomini, e ci tenevano a precisarlo, e che avevano un’idea molto stereotipata della donna lesbica e che hanno pronunciato espressione come «Tu cosa ne capisci che sei bisessuale».
Viola di fronte a queste parole si è sentita meno delle altre, come se la sua estetica non la rendesse abbastanza lesbica.
Un’ulteriore discriminazione che Viola ha subito tramite i suoi capelli è collegata al colore che lei ha scelto per essi, ovvero il rosso, sentendosi dire da un parrucchiere «Ah rosso t***a», e da altri uomini è stata definita una ragazza “non seria”.
Quanto sono importanti i nostri capelli?
Quanto dicono di noi o, al contrario, quanto non dicono nulla di ciò che siamo davvero?
Sono loro a comunicare oppure, alle volte, sono solo un tramite attraverso il quale si liberano gli stereotipi dell’occhio esterno che guarda e non sa andare oltre la superficie?
Nonostante la consapevolezza che gli stereotipi sono limitati, che non raccontano tutte le sfaccettature di un determinato concetto, di una determinata personalità, tendiamo alle volte ad assecondarli per il desiderio di affermare la nostra identità, il nostro modo di essere, facendo di quell’affermazione un gesto politico.
Essere una donna lesbica, affermarlo, mostrarlo e decidere di essere riconoscibile nella società è un atto politico.
Specialmente perché essere lesbica, in questo momento storico e nel nostro Paese, non è qualcosa di “normale” e siamo ancora costrette ad esporci e lottare per diritti che dovrebbero essere uguali per tutte le persone, a prescindere dall’orientamento sessuale.
Viola racconta il suo sentirsi non abbastanza queer, oppure «la meno queer» quando ci si ritrova in determinati ambienti che richiedono proprio quell’ identità.
Lei si sente quasi un’impostora ad occupare quegli spazi come donna lesbica, donna queer, e questo pensiero le si insinua nella mente proprio osservando i capelli delle altre.
«Sembra che io stia vendendo la mia immagine ad una canonizzazione più binaria, come se mi stessi svendendo, come se stessi aderendo a dei canoni che vedono la donna attraverso una determinata estetica, come se fossi ancora vittima di qualche retaggio provinciale che vede la donna solo con i capelli lunghi e curati».
Viola ama questo suo aspetto curato, i suoi lunghi capelli ondulati e morbidi e lucenti, che la avvolgono e la presentano nella sua potenza; lei ha scelto di aderire ad un determinato stile estetico, eppure si sente in colpa perché sa che questo è lo stile che la moda canonica socialmente imposta diffonde e pretende dalle donne.
Dunque, si cerca di non essere vittime della società ma si rischia di diventare vittime dell’estrema necessità di non aderire a quella moda, perché altrimenti «non sono abbastanza lesbica, non sono abbastanza femminista, non sono abbastanza radicale».
Per questo, con Viola, pensiamo che l’attenzione va posta sulla scelta di una persona, andando oltre gli stereotipi e le mode, chiunque sia a imporle.
Se Viola decide di truccarsi, di portare i capelli lunghi e di indossare determinati vestiti e tacchi alti è una scelta, e non dovrebbe sentirsi in colpa e non dovrebbe, per questo, essere considerata meno lesbica, così come non dovrebbe sentire di essersi venduta alla moda socialmente imposta.
Ovviamente, come dice Viola, l’immagine in questo periodo storico è una questione politica, serve per trasmettere un messaggio, «devo scegliere tra i miei capelli lunghi e la lotta».
Per Viola, a vincere, sono sempre i suoi lunghi capelli fluenti e la sua lotta queer non è meno lotta e non è meno queer delle altre.
La testa di Viola è politica. I capelli di Viola sono politici. Il corpo di Viola è politico.
Il commento di Giulia – Founder di NQ
Credo che la storia di Viola possa risuonare con molte altre storie vissute da donne omosessuali e/o bisessuali. Specialmente per quanto riguarda il “percorso identitario” che per lei ha avuto come “fulcro” proprio quello dei capelli.
È qualcosa che ho vissuto sulla mia pelle.
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La rubrica fa parte di Narrative Queer, un progetto indipendente nato dal desiderio di coltivare benessere psicologico e senso di comunità attraverso la condivisione di esperienze non normative.










